De Profundis di Salvatore Satta

di Giuseppe Masala

de profundis

Zeroconsensus propone per questo 25 Aprile un documento emblematico: la lettera con la quale la casa editrice Einaudi rifiuta di pubblicare il “De Profundis” di Salvatore Satta. Una lettera illuminante – ad umile avviso di zeroconsensus – sul valore della militanza.

<<Egregio Professore, non ci è certamente sfuggito l’acume con cui Lei analizza, nel Suo De profundis, la situazione creatasi nel nostro paese durante l’ultima guerra. E tuttavia non accettiamo il manoscritto per la pubblicazione, perché il suo modo di vedere le cose è troppo radicalmente diverso dal nostro. Certo, la nostra casa editrice ospita volentieri scritti di tutte le tendenze; tuttavia non spingiamo la nostra tolleranza fino ad un punto che significherebbe addirittura l’annientamento delle nostre persone e della modesta opera da noi svolta durante quelle vicende che Lei esamina con tanta perspicace spregiudicatezza. Nella nostra casa editrice siamo tutti partigiani, e non accettiamo la Sua posizione sugli avvenimenti 1940 – 1945 in termini sostanzialmente nazionalistici, di vittoria e sconfitta militare: quello che c’importa è la vittoria politica, civile e morale che la sconfitta militare ha significato per noi. E per questo abbiamo perseguito tale sconfitta con tutte le nostre forze sapendo di operare per il bene del nostro paese, e non per una cieca cupido dissolvendi che lei cerca acutamente, ma invano, di spiegarci. Tutto il Suo lavoro rivela che Lei è sempre rimasto estraneo agli ambienti antifascisti, durante i vent’anni del regime; e questo Le ha tolto di vedere gli avvenimenti odierni dal punto di vista di chi vi ha partecipato e ha contribuito, sia pure in minima parte , a determinarli. Lei è il tipico assente, e sconta oggi la Sua assenza con il catastrofico pessimismo che Le fa vedere il nostro popolo come un abulico e passivo oggetto di storia.>>

Massimo Mila, lettera indirizzata a Salvatore Satta, del 6 maggio 1946.

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