zeroconsensus

Cuore, batti la battaglia!

Mese: giugno, 2016

Il Deserto bancario italiano

banche

 

La fortissima scossa tellurica che ha colpito l’Europa a causa del referendum che ha sancito l’abbandono del Regno Unito all’UE si è trasferita immediatamente sugli elementi più fragili della costruzione europea.

Sicuramente tra questi quello più vistoso e importante è il sistema bancario del terzo paese più importante d’Europa come peso economico: l’Italia. Immediatamente le banche italiane sono state colpite da un fortissimo attacco speculativo (che non va visto come un complotto pluto-giudaico-massonico, ma come una normale allocazione delle risorse da parte degli investitori) a causa della loro fragilità causata dall’enorme esplosione dei crediti in sofferenza (che ormai hanno superato i 200 miliardi di euro) e dei crediti incagliati (non meno di ulteriori 150 miliardi).

Immediatamente il governo Renzi – conscio che il panico causato dall’effetto #Brexit – si è attivato per chiedere la sospensione delle norme sul Bail-in e del divieto degli aiuti di stato per le banche. L’idea pare fosse quella (a leggere anche il Prof. Giavazzi sulle colonne del Corriere della Sera) di ricapitalizzare le banche in evidente difficoltà con 40 miliardi di Euro dello stato. Sfortunatamente l’ipotesi d lavoro caldeggiata dagli italiani è stata respinta dalla contraerea tedesca che di riscrivere le regole per l’ennesima volta non vuole manco sentire parlare.

Ora arriva la notizia che la Commissione Europea e il Governo Italiano si sono accordati per un diverso percorso di aiuti rispettoso delle regole europee: la concessione di garanzie statali su 150 miliardi di bonds bancari.

La prima cosa che viene da pensare in merito a questo strano accordo è che proprio la Banca Centrale Europea oggi ha lanciato l’allarme che starebbero finendo i bond da concedere in collaterale per la concessione di liquidità alle banche. Forse le banche italiane erano tra quelle a corto di collaterale e dunque a rischio di trovarsi in una crisi di liquidità difficilmente gestibile? Probabilmente non lo sapremo mai, ma diciamo che questo accordo tra la Commissione Europea e il Governo Renzi casca “a fagiolo”.

Tutto bene quello che finisce bene? Crisi bancaria italiana risolta all’ultimo secondo per l’ennesima volta? Direi di no.

Già nel 2011 il Governo Monti concesse una garanzia statale (per oltre 100 miliardi) ai bond bancari proprio per evitare una drammatica crisi di liquidità. L’operazione non è stata per nulla risolutiva. Da allora ad ora le sofferenze bancarie sono cresciute da 140 miliardi a oltre 200 miliardi, sono fallite quattro banche molto ben radicate in territori un tempo molto ricchi (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara) e le due banche della regione motore della crescita italiana degli anni novanta (Veneto Banca e Pop. Vicenza) sono state salvate solo grazie ad un fondo (Atlante) costituito con la finalità di acquistare le sofferenze bancarie ovviamente – e lo sottolineo – il salvataggio di queste due banche venete è avvenuto con fortissime perdite (anche il 99%) per gli azionisti-risparmiatori. Tutto questo nonostante la stampella delle garanzie statali date da Monti nel 2011.

Non si capisce per quale ragione ciò che non ha funzionato con Monti debba funzionare con Renzi: la traversata nel deserto continua e non sarà indolore.

Rischio di Balcanizzazione per l’Europa

brexitbrexit

di Alberto Negri

Propongo una splendida analisi di Alberto Negri (Sole24Ore) sul referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. L’autore sostanzialmente considera il risultato di questo referendum non come la causa della crisi (ormai conclamata) della UE ma come il sintomo di un male più profondo. Da sottolineare che l’autore, soffermandosi sull’aspetto geopolitico, prospetta (anche se ovviamente non auspica) uno scenario fosco, di ritorno agli stati nazionali e di caos all’interno di un Europa continentale ormai divisa come all’inizio del ‘900.

Le guerre di solito sono precedute da crisi finanziarie ed economiche. Se questa crisi non sarà frenata potremmo assistere a una balcanizzazione dell’Europa perché i valori numerari crolleranno e di conseguenza nessuno sarà più in grado di prevedere quale deriva  prenderà il continente. Paradossalmente ma non
troppo i governi europei dovranno salvare l’euro e quel sistema bancario e finanziario dominante che è una delle cause di distacco tra cittadini e istituzioni. In poche parole se vorranno salvarsi gli europei, con qualche necessaria riforma, dovranno delegare dei superpoteri alla Banca centrale e a Mario Draghi.

L’Europa a due o a tre velocità non esiste: il sistema crolla tutto insieme, magari a due o a tre velocità ma tutto insieme. Già largamente divisa sulle politiche da
adottare dentro e fuori dell’Unione, se si sgretola anche il collante dell’euro, l’Europa scompare come soggetto politico. Non sarà soltanto la rinascita degli stati nazionali ma una corsa al “si salvi chi può”: gli stati più deboli come l’Italia, la Spagna, la Grecia potrebbero diventare nuove entità o preda di appetiti altrui, per non parlare di quello che può accadere a Est dall’Ucraina alla Polonia all’Ungheria.

La Russia di Putin può approfittarne? Può darsi, ma quando comincia il caos alle porte di casa di solito entra anche nella “tua” casa: quanto avviene nel Mediterraneo e in Libia è storia recentissima. L’Italia del Nord che viaggia con un Pil alla tedesca potrebbe decidere di separarsi e unirsi al Nord europeo, così come la Catalogna in Spagna dove si vota oggi. Questi eventi sono possibili, come del resto è già in discussione il distacco della Scozia dalla Gran Bretagna: e
pensare che i sostenitori del “leave” durante la campagna referendaria hanno fatto appello persino ai Tudor come dinastia di riferimento per indicare il destino eccezionale dell’Inghilterra.

Il voto inglese è stato una sorta di dichiarazione di guerra o di ostilità: e infatti lo stiamo pagando con perdite enormi sui mercati soprattutto nei Paesi più vulnerabili. Tanto è vero che gli stessi inglesi se ne stanno pentendo e pensano di correre ai ripari rimandando al Parlamento la decisione di uscire dall’Unione senza invocare l’articolo 50.

La Brexit non è certo la causa della crisi dell’Europa ma potrebbe diventare come Sarajevo il colpo di pistola che innesca la fine della corsa europea. E’ in sostanza la presa d’atto di un fallimento percepito a livello popolare, del disagio esistenziale di vivere in società diverse da quelle in cui gli europei sono nati e che non distribuisce più ricchezza ma povertà e disoccupazione.

Il conflitto può essere esterno ma il più delle volte in questi casi parte da dentro
utilizzando gli strumenti ben noti del populismo e della crisi di identità. La Brexit ha trasferito all’esterno il disagio interno vissuto dalla popolazione britannica ma i conflitti esterni al continente possono costituire una miscela micidiale. Se l’Europa comunica destabilizzazione anche fuori è finita.

La disgregazione della Jugoslavia è stata emblematica: è iniziata con la morte di Tito e la crisi economica ed è esplosa quando nessuno volere pagare più per i debiti degli altri per tenere in piedi la Federazione. Il colpo di
pistola fu il discorso iper-nazionalista sull’identità e la missione storica dei serbi di Milosevic a Kosovo Polje nel 1989: ma gli europei vi prestarono poca attenzione e qualche mese dopo si ubriacarono di felicità con la caduta del Muro. Non era il mondo nuovo o la fine della storia come scrisse qualche incompetente ma l’ingresso del vecchio mondo, emarginato dalla cortina di ferro che entrava
nelle nostre case, così come poi sono entrati gli altri immigrati fino all’ondata dal Medio Oriente, dove si sta aprendo tra Stati Uniti, Russia e gli attori locali l’ultimo capitolo della battaglia per Aleppo che definirà le nuove zone di influenza nella regione e oltre.

Il salvataggio dell’euro e dell’Europa non sarà comunque l’inizio di una nuova era di benessere ma il tentativo estremo di evitare la balcanizzazione, le guerre e i conflitti. Questa è la posta in gioco. Quanto all’economia è la fine delle illusioni: il sistema attuale non produce posti di lavoro, che scompaiono o diventano sempre più precari, numeri effimeri buoni per le statistiche. La fine del lavoro come lo abbiamo conosciuto accompagna quello del welfare europeo. E’ un
processo che ormai abbiamo capito tutti: la rinascita europea, se ci sarà, avrà un altro nome.

Fonte: Sole24Ore

Il golpe di Hillary

clinton

di Pino Cabras

Tecnicamente non è un colpo di Stato, certo, ma gli somiglia tanto. Quel che si è compiuto in queste ore intorno alla candidatura di Hillary Clinton è abbastanza simile a quanto accade ovunque, nell’Occidente in crisi: le oligarchie hanno bisogno della cerimonia rassicurante e ratificante del voto, ma non vogliono che il suffragio popolare possa mai disturbare le loro decisioni. Così non hanno aspettato che la California, il boccone più grosso del piatto elettorale delle primarie USA, potesse sconfiggere la sempre più traballante Hillary fiaccata dagli scandali, ed esprimere così una possibile alternativa nella persona del “socialista” Bernie Sanders. Non volevano trovarsi in imbarazzo, con i cosiddetti “superdelegati” (i notabili di partito non espressi dal voto delle primarie) costretti a imporsi sulla volontà degli elettori solo a cose fatte, con un Sanders in grado di contestarli energicamente. Perciò, le “cose fatte” le han volute fare loro: hanno proclamato la nomination in anticipo, hanno dettato la grande notizia al sistema mediatico mettendo a tacere il resto, e al diavolo gli elettori democratici. Non c’è che dire, un bell’assaggio di quel che sarebbe una presidenza in mano alla candidata preferita da Wall Street e dai superfalchi neoconservatori.
In questo quadro il coro dei media occidentali non trova di meglio che esaltarsi per la “prima volta di una nomination di una donna”. C’è da capire la valenza del simbolo, ma Hillary non è un simbolo: è un individuo specifico, una personalità politica concretamente distinguibile per i suoi comportamenti, già sperimentata nel suo ruolo di Segretaria di Stato, quando ha preso decisioni politiche che hanno acceso nuove guerre. Il caos che ha voluto creare ha ucciso donne: innocenti e a migliaia. Potrebbero diventare milioni, se potesse applicare le sue idee sul Medio Oriente e sul rapporto fra Europa e Russia.