Rischio di Balcanizzazione per l’Europa

di Giuseppe Masala

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di Alberto Negri

Propongo una splendida analisi di Alberto Negri (Sole24Ore) sul referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. L’autore sostanzialmente considera il risultato di questo referendum non come la causa della crisi (ormai conclamata) della UE ma come il sintomo di un male più profondo. Da sottolineare che l’autore, soffermandosi sull’aspetto geopolitico, prospetta (anche se ovviamente non auspica) uno scenario fosco, di ritorno agli stati nazionali e di caos all’interno di un Europa continentale ormai divisa come all’inizio del ‘900.

Le guerre di solito sono precedute da crisi finanziarie ed economiche. Se questa crisi non sarà frenata potremmo assistere a una balcanizzazione dell’Europa perché i valori numerari crolleranno e di conseguenza nessuno sarà più in grado di prevedere quale deriva  prenderà il continente. Paradossalmente ma non
troppo i governi europei dovranno salvare l’euro e quel sistema bancario e finanziario dominante che è una delle cause di distacco tra cittadini e istituzioni. In poche parole se vorranno salvarsi gli europei, con qualche necessaria riforma, dovranno delegare dei superpoteri alla Banca centrale e a Mario Draghi.

L’Europa a due o a tre velocità non esiste: il sistema crolla tutto insieme, magari a due o a tre velocità ma tutto insieme. Già largamente divisa sulle politiche da
adottare dentro e fuori dell’Unione, se si sgretola anche il collante dell’euro, l’Europa scompare come soggetto politico. Non sarà soltanto la rinascita degli stati nazionali ma una corsa al “si salvi chi può”: gli stati più deboli come l’Italia, la Spagna, la Grecia potrebbero diventare nuove entità o preda di appetiti altrui, per non parlare di quello che può accadere a Est dall’Ucraina alla Polonia all’Ungheria.

La Russia di Putin può approfittarne? Può darsi, ma quando comincia il caos alle porte di casa di solito entra anche nella “tua” casa: quanto avviene nel Mediterraneo e in Libia è storia recentissima. L’Italia del Nord che viaggia con un Pil alla tedesca potrebbe decidere di separarsi e unirsi al Nord europeo, così come la Catalogna in Spagna dove si vota oggi. Questi eventi sono possibili, come del resto è già in discussione il distacco della Scozia dalla Gran Bretagna: e
pensare che i sostenitori del “leave” durante la campagna referendaria hanno fatto appello persino ai Tudor come dinastia di riferimento per indicare il destino eccezionale dell’Inghilterra.

Il voto inglese è stato una sorta di dichiarazione di guerra o di ostilità: e infatti lo stiamo pagando con perdite enormi sui mercati soprattutto nei Paesi più vulnerabili. Tanto è vero che gli stessi inglesi se ne stanno pentendo e pensano di correre ai ripari rimandando al Parlamento la decisione di uscire dall’Unione senza invocare l’articolo 50.

La Brexit non è certo la causa della crisi dell’Europa ma potrebbe diventare come Sarajevo il colpo di pistola che innesca la fine della corsa europea. E’ in sostanza la presa d’atto di un fallimento percepito a livello popolare, del disagio esistenziale di vivere in società diverse da quelle in cui gli europei sono nati e che non distribuisce più ricchezza ma povertà e disoccupazione.

Il conflitto può essere esterno ma il più delle volte in questi casi parte da dentro
utilizzando gli strumenti ben noti del populismo e della crisi di identità. La Brexit ha trasferito all’esterno il disagio interno vissuto dalla popolazione britannica ma i conflitti esterni al continente possono costituire una miscela micidiale. Se l’Europa comunica destabilizzazione anche fuori è finita.

La disgregazione della Jugoslavia è stata emblematica: è iniziata con la morte di Tito e la crisi economica ed è esplosa quando nessuno volere pagare più per i debiti degli altri per tenere in piedi la Federazione. Il colpo di
pistola fu il discorso iper-nazionalista sull’identità e la missione storica dei serbi di Milosevic a Kosovo Polje nel 1989: ma gli europei vi prestarono poca attenzione e qualche mese dopo si ubriacarono di felicità con la caduta del Muro. Non era il mondo nuovo o la fine della storia come scrisse qualche incompetente ma l’ingresso del vecchio mondo, emarginato dalla cortina di ferro che entrava
nelle nostre case, così come poi sono entrati gli altri immigrati fino all’ondata dal Medio Oriente, dove si sta aprendo tra Stati Uniti, Russia e gli attori locali l’ultimo capitolo della battaglia per Aleppo che definirà le nuove zone di influenza nella regione e oltre.

Il salvataggio dell’euro e dell’Europa non sarà comunque l’inizio di una nuova era di benessere ma il tentativo estremo di evitare la balcanizzazione, le guerre e i conflitti. Questa è la posta in gioco. Quanto all’economia è la fine delle illusioni: il sistema attuale non produce posti di lavoro, che scompaiono o diventano sempre più precari, numeri effimeri buoni per le statistiche. La fine del lavoro come lo abbiamo conosciuto accompagna quello del welfare europeo. E’ un
processo che ormai abbiamo capito tutti: la rinascita europea, se ci sarà, avrà un altro nome.

Fonte: Sole24Ore

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