zeroconsensus

Cuore, batti la battaglia!

Mese: settembre, 2016

Il Grande Miraggio del Divorzio tra Banca d’Italia e MinTesoro

divorzio

 

Con la morte di Carlo Azeglio Ciampi è riesploso il dibattito sull’origine dell’abnorme debito pubblico italiano. Secondo molti questo è imputabile al cosiddetto divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia che ha fatto schizzare i tassi d’interesse sui titoli di stato italiano facendo esplodere, in valore assoluto, le dimensioni del nostro debito.

In realtà le cose sono molto più complesse. La verità è che il dibattito che portò alla separazione tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro è indipendente rispetto alle ragioni economiche, finanziarie e monetarie che portarono ad un aumento del debito pubblico italiano dovuto all’esplosione dei tassi d’interesse sui titoli del medesimo. Le traiettorie dei due avvenimenti sono secondo zeroconsensus del tutto indipendenti ma per una bizzarria della storia ad un certo tempo le linee delle due traiettorie si incrociano creando un incredibile effetto ottico. Proviamo a spiegarci.

La fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, dal punto di vista economico, furono per il mondo occidentale flagellate dalla staginflazione, ovvero un particolare ambiente economico nel quale una forte inflazione conviveva con una crescita economica asfittica. Il problema fu risolto da una manovra – nota come Volcker shock – dall’allora presidente della Federal Reserve Paul Volcker con un aumento molto marcato dei tassi d’interesse che sì, fecero esplodere la disoccupazione USA al 10% ma che domarono l’inflazione riportando gli USA su un sentiero di crescita tale da riassorbire la disoccupazione creata dallo shock iniziale.

E’ evidente, che un aumento dei tassi in USA, costrinse coloro che in Italia amministravano la politica fiscale e monetaria di fronte ad un bivio: mantenere i tassi bassi accettando una svalutazione della Lira molto marcata che avrebbe importato inflazione (mai dimenticare che l’Italia è importatore di petrolio che notoriamente si paga in dollari) oppure aumentare i tassi d’interesse seguendo la scia di quanto si decise in USA. A torto o a ragione il Governatore della Banca d’Italia e il Governo Italiano si mossero sulla via tracciata da Volcker. Non importammo inflazione a due cifre ma ciò causò l’aumento del debito pubblico. Fu una scelta discutibile ma assolutamente legittima e assolutamente trasparente a modo di vedere di chi scrive.

In questo contesto politico-economico si interseca il dibattito se fosse giusto separare Banca d’Italia da Ministero del Tesoro dando alla prima assoluta indipendenza di manovra. Questo dibattito, come sanno coloro che conoscono la storia sfociò in quella che è passata alla storia come “lite tra comari” dove le comari erano Rino Formica e Beniamino Andreatta. Vinse il secondo e le sorti di Banca d’Italia furono separate da quelle del Ministero del Tesoro, ma l’aumento dei tassi che portarono all’esplosione del debito pubblico ci sarebbe stata anche nel caso in cui avessero vinto coloro che sostenevano il mantenimento del cordone ombelicale tra le due istituzioni. Una serie di colpi bassi – tipici della politica italiana – e ben spiegati dallo stesso Beniamino Andreatta in una lettera al Sole24Ore hanno alimentato quell’aurea di mistero e di complotto che hanno creato quella incredibile illusione ottica che vede nel “divorzio” la causa del debito pubblico italiano.

Zeroconsensus consiglia la lettura del saggio di Joseph Halevi su Paolo Sylos Labini dal titolo “Un economista intellettuale” nel quale – anche se in poche battute – viene chiarito con maestria il contesto finanziario e monetario dell’epoca e la decisone americana di aumentare i tassi che mise con le spalle al muro la Banca d’Italia e il Governo Italiano.

Infine, zeroconsensus si cosparge il capo di cenere per essere caduto anch’esso vittima dell’illusione ottica che imputa al “divorzio” la causa dell’esplosione del debito pubblico. E’ stato un errore dal quale con questo post ci si vuole emendare.

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Trump: il Berlusconi Globale alla Casa Bianca?

clinton

 

L’evidente stato di salute cagionevole mostrato da Hillary Clinton ha rinvigorito le aspettative di Donald Trump di assumere la carica di Presidente degli Stati Uniti. Infatti, ora più che mai, è di vitale importanza domandarsi chi sia realmente questo miliardario outsider che rischia di diventare il Comandante in capo della iper-potenza globale.

Di primo impatto a noi italiani questa figura di miliardario ricorda quella di Silvio Berlusconi, sia per i comportamenti guasconeschi, le battute politicamente scorrette e la capacità di solleticare gli istinti primordiali dell’elettore medio; sia perché ha un elemento più importante in comune con l’Italiano: entrambi, pur essendo ricchissimi, non appartengono alle oligarchie che tradizionalmente manovrano le sorti dei rispettivi paesi ovvero le grandi corporation finanziarie di Wall Street e le grandi famiglie storiche del capitalismo industriale quali i Rockefeller e i Ford in America e le grandi istituzioni finanziarie quali Mediobanca e Generali nonché le famiglie che traggono le loro ricchezze dal settore industriale quali i Pirelli e gli Agnelli in Italia.

Potrebbero esserci altri punti di contatto tra i due? Non tenderei ad escluderlo. Berlusconi, sebbene inviso all’oligarchia nostrana, è riuscito a tessere una tela nazionale e internazionale che andava dalla piccola e media industria veneta fino ai rapporti con il clan Bush e con Putin. Anche Trump, al di là del lato folcloristico, potrebbe essere meno sprovveduto di quanto possa sembrare in apparenza: oggi, per esempio, ha avuto l’endorsement di James Woolsey, capo della CIA ai tempi di Bill Clinton. Un vero pezzo da novanta dell’establishment americano: è membro del PNAC (Project for a New American Century), il pensatoio preferito dai super-falchi neo-conservatori, ed è vicepresidente della Booz Allen Hamilton, una società di consulenza strategica che fa affari colossali in stretto raccordo con il complesso militare-industriale-spionistico americano.

Ma quali potrebbero essere le politiche che metterebbe in campo un’ipotetica Amministrazione Trump?

Da un punto di vista della politica interna le dichiarazioni del tycoon newyorkese non lasciano spazio a troppi margini di manovra: lotta all’immigrazione clandestina e maggiori dosi di liberismo. Insomma tutto nel solco della tradizione repubblicana: Law & Order per le classi subalterne e briglia sciolta negli affari per le classi dominanti.

Da un punto di vista della politica estera, invece, quella di The Donald potrebbe essere una presidenza storica: nel bene o nel male ora è impossibile dirlo.

Importantissime sono le dichiarazioni secondo cui non è detto che gli USA siano più disposti a sobbarcarsi la maggior parte delle spese necessarie alla NATO, anche a costo di rompere la stessa alleanza.

Un altro punto focale è l’idea di uscire dalla Organizzazione mondiale del commercio (WTO) per frenare lo strapotere cinese nell’industria manifatturiera e quindi per proteggere l’industria nazionale.

Altro elemento cruciale è quello relativo ai rapporti con le altre due potenze mondiali ormai alleate tra loro (Cina e Russia). Trump vorrebbe normalizzare i rapporti con la Russia di Putin. Al contrario, non abbiamo notizie di dichiarazioni in merito alla possibilità di cessare le ostilità (per ora solo virtuali, per fortuna) con la Cina. Anzi, il “sentiment” di Trump nei confronti dell’Impero Celeste sembrerebbe abbastanza negativo.

Per quanto possa sembrare paradossale questa idea di Trump è perfettamente in linea con gli intendimenti dichiarati dal deus ex machina della politica estera di Obama: Zbigniew Brzezinski.

Infatti l’anziano stratega americano di origine polacca ha dichiarato che è di vitale importanza per gli USA riuscire a rompere il blocco Sino-Russo che è in grado di minacciare l’egemonia americana sia in Europa che in Medio Oriente e nell’Estremo Oriente.

Vista sotto questa ottica, l’idea di Trump di stabilizzare e normalizzare i rapporti con la Russia è un’idea meno strampalata di quanto possa sembrare all’apparenza.

Poi, certo è da verificare se Vladimir Vladimirovic sarà disposto a tradire la Cina per ritornare ad amoreggiare con lo Zio Sam.

Certamente – a tale proposito – l’eventuale scioglimento della NATO è musica per le orecchie del Cremlino. Ma questo è solo uno scenario, una pura ipotesi, sebbene suffragata da dichiarazioni pubbliche di Trump. L’unica cosa certa è che il vero motto del Berlusconi Globale è: «I want to be unpredictable».

Nulla dunque può essere giudicato impossibile, tanto più nel momento in cui gli hashtag giocano con la parola ill (malato), trasformando #Hillary in una debole #Illary.

Pezzo pubblicato originariamente su Megachip

Mi chiamo Foglietto Illustrativo

figlietto

 

<<Mi chiamo Foglietto Illustrativo

e anche se ho questo strano nome

sono una Poesia.

Alcuni credono che io sia

la più bella del novecento.

Altri pensano che io – addirittura –

possa salvare vite umane!

Ma io a questo non so se crederci.

 

Alcune donne, forse un po’ fanatiche,

nella Biblioteca di Babele,

vorrebbero relegarmi in uno

scaffale chiamato “di genere”

perché ho il torto di essere scritta

da mano di donna. Loro vorrebbero

tutelarmi, ma io non ho bisogno di tutele.

Io sono stata scritta per tutti.

Io sono di tutti coloro che vorranno

leggermi e capirmi. Mi aiutate

ad evitare di finire in questo

strano Ghetto?

 

Io sono Foglietto Illustrativo

e sono una Poesia.

In un’isola del Mar Mediterraneo,

la Sardegna,

altri – questa volta uomini –

non vorrebbero che i giovani mi conoscessero

perché io sono stata scritta da mano polacca:

questi signori vorrebbero che

i loro giovani conoscessero le poesie – certo nobili! –

scritte da poeti sardi; spiegate loro che tutto a scuola non si può fare.

Mi aiutate a farmi conoscere dai giovani sardi?

 

Io sono Foglietto Illustrativo

sono stata scritta da donna polacca.

Io sono qui per aiutare chiunque soffra.

Senza distinzioni di genere

e senza distinzioni di razza, di lingua e di cultura>>

 

Gli esuberi bancari tra Marx e Asimov

marx 2

Mentre mangiavo la mia insalata, riflettevo sulla canea che è scoppiata in Italia dopo che è filtrata la voce secondo cui entro i prossimi 10 anni il numero dei bancari sarà dimezzato. Chi ha letto bene Karl Marx non si meraviglia di questa prospettiva.

Sfortunatamente la falcidia dei posti di lavoro nel settore bancario è nell’ordine naturale delle cose. L’innovazione tecnologica a partire dai sistemi di Home Banking rende il modello tradizionale fondato sulla chiesa-filiale completamente antieconomico. Oltretutto le disastrose condizioni economico-finanziarie delle banche italiane impongono particolare (ma ahimè inutile) ferocia nella gestione della transizione dal vecchio modello di organizzazione a quello nuovo. Inutile dire che l’ulteriore distruzione di posti di lavoro genererà ulteriori sofferenze sociali ma anche ulteriori squilibri a livello di sistema.

Infine, la distruzione di posti di lavoro nel settore bancario non è che una parte (probabilmente nemmeno la più importante) della distruzione inesorabile di posti di lavoro che seguirà alla rivoluzione robotica. Dobbiamo ripensare la nostra organizzazione sociale, dobbiamo ripensare la nostra vita.

Il miglior suggerimento da dare è rileggere Karl Marx, che fu il primo a porci di fronte al problema della variazione della «composizione organica del capitale» (di questo si tratta! Scusate, ma il termine è tecnicamente appropriato). Troppi nani e troppe ballerine hanno provato a seppellire il titano di Treviri nel cimitero delle idee sbagliate della storia. Non era così, lui è vivo e sta presentando un conto molto salato alla nostra ignoranza.

Cerchiamo dunque di sintetizzare in pillole la questione, all’ombra di un grande pensiero quanto mai attuale:

– È chiaro come la vaporizzazione di metà della forza lavoro dei bancari e poi di altre intere coorti di lavoratori attesta una volta di più che gli scellerati che volevano seppellire Marx avevano fatto male i conti. La legge della variazione della composizione organica del capitale secondo la quale all’aumentare del rapporto tra il capitale fisso (per esempio i robot e l’intelligenza artificiale quando diventeranno di uso comune) e quello variabile (lavoro umano) si ha una discesa del tasso tendenziale di profitto. E dunque dalla crisi non si esce, anzi ci sarà un avvitamento. Come peraltro previsto nel celeberrimo scritto di Albert Einstein sulla Monthly Review.

– Se ci sarà un sempre maggior esubero di esseri umani nel sistema di produzione e scambio capitalista è chiaro che siamo di fronte ad una crisi che rischia di essere irreversibile (perlomeno con metodi non cruenti).

Come uscirne? Marx proponeva la socializzazione dei fattori della produzione affinché tutti godano dell’aumentare del tempo libero e ci sia meno alienazione (insomma, in soldoni, lavorare molto meno per lavorare tutti). Oppure c’è la soluzione di riserva, ovvero quella proposta dall’unico non comunista che aveva una visione di sistema: John von Neumann. Lui proponeva (lui!) l’abbandono della ricerca scientifica e delle sue applicazioni nella produzione e nello scambio di beni e servizi tra esseri umani. Due soluzioni che poi sono molto simili, che volano nel trascendente e nello spirituale. Questi due geni, tra le menti più scintillanti degli ultimi secoli, hanno colto nel segno. Comunque sia, l’umanità dovrà confrontarsi con queste scelte, non ce ne sono altre: la pochezza delle altre teorie economiche è disarmante. Se non si affrontano i nodi, il modo di uscire dalla crisi sarà estremamente cruento.

– Terzo punto, c’è poco da fare: il tempo di Marx non era ancora arrivato, come peraltro lui stesso diceva, quando riteneva che il socialismo sarebbe potuto venire solo ad uno stadio avanzato di sviluppo industriale. Natura non facit saltus. L’Unione Sovietica è e resta un meraviglioso scherzo della storia che ha visto l’imposizione della società socialista manu militari grazie al genio politico di Lenin. Ma ovviamente i tempi non erano maturi. Eppure ci hanno fatto vedere cose grandiose (misconosciute, nascoste, occultate dai mass-media capitalisti, nella loro implacabile opera di damnatio memoriae).

– Alla fine Rosa Luxemburg aveva visto giusto. Quando verrà il momento bisognerà scegliere o il socialismo o la barbarie. Non si scappa. Ora sappiamo che la barbarie arriverà molto probabilmente sotto forma di guerra. Peraltro è il modo più semplice per dare un lavoro (in divisa) a milioni di persone di cui il sistema capitalista non sa che farsene.

– chi ha provato a liquidare Marx è solo un mentecatto. Lo ha resuscitato Isaac Asimov. Eccoci qui. La storia non finisce di stupirci.

Pubblicato originariamente per Megachip.info