Trump: il Berlusconi Globale alla Casa Bianca?

di Giuseppe Masala

clinton

 

L’evidente stato di salute cagionevole mostrato da Hillary Clinton ha rinvigorito le aspettative di Donald Trump di assumere la carica di Presidente degli Stati Uniti. Infatti, ora più che mai, è di vitale importanza domandarsi chi sia realmente questo miliardario outsider che rischia di diventare il Comandante in capo della iper-potenza globale.

Di primo impatto a noi italiani questa figura di miliardario ricorda quella di Silvio Berlusconi, sia per i comportamenti guasconeschi, le battute politicamente scorrette e la capacità di solleticare gli istinti primordiali dell’elettore medio; sia perché ha un elemento più importante in comune con l’Italiano: entrambi, pur essendo ricchissimi, non appartengono alle oligarchie che tradizionalmente manovrano le sorti dei rispettivi paesi ovvero le grandi corporation finanziarie di Wall Street e le grandi famiglie storiche del capitalismo industriale quali i Rockefeller e i Ford in America e le grandi istituzioni finanziarie quali Mediobanca e Generali nonché le famiglie che traggono le loro ricchezze dal settore industriale quali i Pirelli e gli Agnelli in Italia.

Potrebbero esserci altri punti di contatto tra i due? Non tenderei ad escluderlo. Berlusconi, sebbene inviso all’oligarchia nostrana, è riuscito a tessere una tela nazionale e internazionale che andava dalla piccola e media industria veneta fino ai rapporti con il clan Bush e con Putin. Anche Trump, al di là del lato folcloristico, potrebbe essere meno sprovveduto di quanto possa sembrare in apparenza: oggi, per esempio, ha avuto l’endorsement di James Woolsey, capo della CIA ai tempi di Bill Clinton. Un vero pezzo da novanta dell’establishment americano: è membro del PNAC (Project for a New American Century), il pensatoio preferito dai super-falchi neo-conservatori, ed è vicepresidente della Booz Allen Hamilton, una società di consulenza strategica che fa affari colossali in stretto raccordo con il complesso militare-industriale-spionistico americano.

Ma quali potrebbero essere le politiche che metterebbe in campo un’ipotetica Amministrazione Trump?

Da un punto di vista della politica interna le dichiarazioni del tycoon newyorkese non lasciano spazio a troppi margini di manovra: lotta all’immigrazione clandestina e maggiori dosi di liberismo. Insomma tutto nel solco della tradizione repubblicana: Law & Order per le classi subalterne e briglia sciolta negli affari per le classi dominanti.

Da un punto di vista della politica estera, invece, quella di The Donald potrebbe essere una presidenza storica: nel bene o nel male ora è impossibile dirlo.

Importantissime sono le dichiarazioni secondo cui non è detto che gli USA siano più disposti a sobbarcarsi la maggior parte delle spese necessarie alla NATO, anche a costo di rompere la stessa alleanza.

Un altro punto focale è l’idea di uscire dalla Organizzazione mondiale del commercio (WTO) per frenare lo strapotere cinese nell’industria manifatturiera e quindi per proteggere l’industria nazionale.

Altro elemento cruciale è quello relativo ai rapporti con le altre due potenze mondiali ormai alleate tra loro (Cina e Russia). Trump vorrebbe normalizzare i rapporti con la Russia di Putin. Al contrario, non abbiamo notizie di dichiarazioni in merito alla possibilità di cessare le ostilità (per ora solo virtuali, per fortuna) con la Cina. Anzi, il “sentiment” di Trump nei confronti dell’Impero Celeste sembrerebbe abbastanza negativo.

Per quanto possa sembrare paradossale questa idea di Trump è perfettamente in linea con gli intendimenti dichiarati dal deus ex machina della politica estera di Obama: Zbigniew Brzezinski.

Infatti l’anziano stratega americano di origine polacca ha dichiarato che è di vitale importanza per gli USA riuscire a rompere il blocco Sino-Russo che è in grado di minacciare l’egemonia americana sia in Europa che in Medio Oriente e nell’Estremo Oriente.

Vista sotto questa ottica, l’idea di Trump di stabilizzare e normalizzare i rapporti con la Russia è un’idea meno strampalata di quanto possa sembrare all’apparenza.

Poi, certo è da verificare se Vladimir Vladimirovic sarà disposto a tradire la Cina per ritornare ad amoreggiare con lo Zio Sam.

Certamente – a tale proposito – l’eventuale scioglimento della NATO è musica per le orecchie del Cremlino. Ma questo è solo uno scenario, una pura ipotesi, sebbene suffragata da dichiarazioni pubbliche di Trump. L’unica cosa certa è che il vero motto del Berlusconi Globale è: «I want to be unpredictable».

Nulla dunque può essere giudicato impossibile, tanto più nel momento in cui gli hashtag giocano con la parola ill (malato), trasformando #Hillary in una debole #Illary.

Pezzo pubblicato originariamente su Megachip

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