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Cuore, batti la battaglia!

Mese: ottobre, 2016

Blockchain: la Rivoluzione prossima ventura

block

Zeroconsensus vi propone la traduzione di questo pezzo del Wall Street Journal che spiega abbastanza bene la rivoluzione della tecnologia Blockchain che renderà completamente obsolete le grandi istituzioni finanziarie (ma non solo) per come le conosciamo oggi.

di Fred Ehrsam

Fino ad oggi, solo attraverso una società centralizzata si è riuscito a creare una rete che risolve un qualunque bisogno: Uber per esempio ha collegato autisti con passeggeri oppure le banche hanno collegato i risparmiatori con chi chiede un finanziamento, oppure ancora Twitter ha collegato coloro che producono contenuti con coloro che li consumano. Ora grazie all’invenzione del blockchain, non avremo più bisogno di società centralizzate che agiscano da intermediari. I modelli di business del futuro saranno protocolli software sviluppati, governati e di proprietà della stessa comunità che supportano. Questo è esattamente ciò che ha già fatto la rete decentrata digitale della criptovaluta Bitconin ed il network per le transazioni peer to peer Ethereum. Milioni di utenti hanno contribuito allo sviluppo di queste reti in vario modo: scrivendo i codici, utilizzando il proprio hardware per il mining, investendo moneta a corso legale in criptovalute e dunque in definitiva abbracciando il nuovo sistema. Essi sono stati ricompensati con alcuni degli elementi costitutivi della rete quali per esempio dei bitcoin e questo incentivo ha sostenuto la rapida crescita delle reti. Infatti a meno di un anno dalla sua creazione, Ethereum ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di un miliardo di dollari e attualmente elabora più di 40mila transazioni al giorno e il tutto ovviamente senza la necessità di una società centrale.

Ogni azienda centralizzata basata su una rete deve superare il dilemma dell’uovo e della gallina in relazione all’acquisizione dei clienti: nessun cliente utilizzerebbe una rete Uber che ha un solo autista, e nessuno autista guiderebbe per una rete Uber senza clienti. Molto spesso le aziende di successo hanno superato questo problema con delle soluzioni bizzarre. Uber ha coordinato singolarmente autisti privati e clienti, Facebook è riuscito a convincere gli studenti di Harvard ad aprire la propria pagina sulla sua piattaforma, Twitter ha convinto alcune celebrità a iniziare a postare i propri contenuti. Ma molte altre reti hanno fallito ancora prima di iniziare.

holdModello aziendale centralizzato

Il modello decentrato blockchain aggira questo problema incentivando i primi utenti con delle ricompense qualora ci sia una crescita del network stesso. Provate a immaginare se i primi autisti Uber e i primi piloti avessero ottenuto una partecipazione nella rete. Ecco, questo modello sarà applicato ad altri servizi, come ad esempio un nuovo Dropbox in cui sarà possibile pagare per memorizzare i file o essere pagati se si contribuisce con lo spazio sul proprio disco rigido. Oppure dei mercati globali decentrati nei quali i pagamenti saranno depositati in garanzia su un blockchain. Arriveremo ad avere un Twitter senza Twitter, un Amazon senza Amazon, un Uber senza Uber: un software su una blockchain decentrata coordinerà i vari clienti senza la necessità di una società centrale.

Esattamente come in Internet, queste piattaforme saranno globali e permetteranno a tutti singolarmente o già correlati in una rete chiusa di connettersi e partecipare. L’adozione di questa visione nelle attuali imprese – che sono delle reti chiuse – le renderà, come è già capitato con Internet, molto più efficienti e diffuse. Già abbiamo visto le prime avvisaglie con bitcoin ma diventerà ancora più evidente con la possibilità, per esempio, di implementare un codice sul blockchain di Ethereum.

digitalModello decentralizzato digitale

Non va nascosto che nello sviluppo di queste reti, così come avvenne con la costruzione di attività internet negli anni ’90, ci saranno molte sfide, quali lo sviluppo dei codici di sicurezza, l’evoluzione della governance e sarà fondamentale l’adeguamento della struttura degli incentivi, ma il guadagno potrebbe essere enorme.

La riduzione dell’incidenza del dilemma dell’uovo e della gallina nell’attività economica significherà più spinta all’innovazione: altre idee verranno testate, maggiore sarà il successo delle aziende e in definitiva ci saranno più opzioni per tutti.

Fonte Originaria: Wall Street Journal

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L’Abisso delle sofferenze bancarie

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Su questo blog seguiamo – nel limite del possibile – l’andamento delle sofferenze bancarie perché sono – a nostro avviso – un buon indicatore dello stato dell’economia italiana. Anzi, probabilmente sono il miglior indicatore in questo momento considerato che la crescita del debito pubblico (e il differenziale dei tassi con i titoli di debito benchmark) è falsata dal QE della Banca Centrale Europea che tiene i tassi di interesse vicini allo zero.

Bene i Supplementi al Bollettino Statistico resi pubblici dalla Banca d’Italia oggi ci informano (a pag. 30) che le sofferenze lorde del sistema bancario italiano nel suo complesso sono risalite ad oltre 200 miliardi di euro. Tale somma non si vedeva dal Gennaio di quest’anno ed indica innanzitutto che il tessuto economico continua a soffrire (e a non onorare le proprie obbligazioni con le banche) e soprattutto indica che in assenza di una ripresa economica accettabile le sofferenze tendono a riformarsi nonostante le operazioni di cartolarizzazione (che fanno iscrivere al bilancio delle banche perdite – nonostante gli accantonamenti – che erodono il capitale proprio). Dall’altro lato questa situazione inibisce le banche dal concedere altri prestiti sia alle famiglie che alle imprese rendendo fiacchi sia gli investimenti che i consumi. Inutile dire che tutto ciò accentua le difficoltà delle imprese sia per la perdita della competitività a causa degli scarsi investimenti che a causa della mancata redditività causata dai bassi consumi.

Una situazione davvero drammatica che vanifica fortemente gli effetti del QE della Banca Centrale Europea e che rende davvero difficile non pensare che in futuro si dovranno affrontare shock endogeni molto forti. Ogni riferimento al rischio di Bail-in bancari non è puramente casuale.

 

I demoni di Aleppo

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di Alberto Negri

Un ottimo pezzo di Alberto Negri pubblicato su il Sole 24 Ore che illustra in maniera davvero ottima le dinamiche che sottendono alle alleanze che si scontrano in Siria.

Questa guerra non è fredda – in Siria si contano migliaia di morti – ma non è neppure frontale, è una sorta di conflitto ibrido dove gli attori locali condizionano anche le mosse delle grandi potenze, Usa e Russia, che stanno posizionando forze e schieramenti. Mosca lo fa affermando con decisione quello che già sapevamo: non se ne andrà mai, se possibile, dalla Siria. La Duma ha ratificato (446 voti favorevoli su 446 presenti) il trattato firmato con Assad per la permanenza a tempo indeterminato dei russi nella base di Hmeimim (Latakia), che si aggiunge a quella navale di Tartous e ai sistemi antiaerei e anti-missile S-400 e S-300.
I russi, entrati in campo il 30 settembre 2015, sono schierati nel cuore della Siria, una sorta di ex Jugoslavia araba che però secondo Putin non farà la fine della Serbia di Slobodan Milosevic. Con questa mossa la Russia non solo tiene sotto pressione gli avversari ma garantisce il regime, cioè le gerarchie militari nel caso di una transizione, e anche l’Iran, alleato storico degli alauiti siriani. Teheran a sua volta conta sulla Siria e gli Hezbollah libanesi per rafforzare la sua profondità strategica in Medio Oriente che passa anche dallo stretto legame con il governo sciita di Baghdad. L’intesa russo-iraniana è evidente ma gli interessi tattici potrebbero non coincidere in futuro con quelli strategici: la Russia è potenza a tutto campo che vuole avere buoni rapporti con il mondo musulmano sunnita e non limitarsi a quello sciita.
Questa guerra è ibrida non solo perché è stata rotta ogni barriera tra militari e civili – ostaggio dei miliziani e bersaglio dei bombardamenti – è ibrida perché vengono utilizzate tutte le tecniche possibili, terrorismo compreso, e anche per il groviglio di interessi e alleanze.
Sul fronte opposto a quello russo-siriano-iraniano, ci sono gli Stati Uniti coinvolti in due conflitti vicini ma assai diversi. In Iraq gli americani vorrebbero sferrare l’offensiva per riprendere Mosul dal Califfato ma devono contare sull’esercito di Baghdad, notoriamente alleato di Teheran. E il governo di Baghdad, già in contrasto con il Kurdistan di Massud Barzani, è in piena tensione con Ankara che mantiene truppe sul territorio iracheno. Mai gli Stati Uniti occupando l’Iraq nel 2003 immaginavano di potersi trovare dopo 13 anni in un groviglio così inestricabile.
Sul fronte siriano Washington deve manovrare con la Turchia, un tempo pilastro della Nato, che detesta i curdi di Kobane appoggiati dagli Stati Uniti, ma anche con Israele che occupa le alture siriane del Golan e allo stesso tempo intrattiene ottimi rapporti con Mosca. Ecco perché l’incontro tra Putin ed Erdogan ad Ankara il 10 ottobre assume una importanza: se tra i due dovesse scaturire un’intesa può cambiare anche tutta la partita siriana.
In questo clima bellico ma anche di manovre diplomatiche e scambi di accuse reciproche, Mosca ha richiesto la convocazione del Consiglio di sicurezza dopo l’allarme lanciato dall’inviato Onu Staffan de Mistura secondo il quale Aleppo Est potrebbe essere totalmente distrutta dai bombardamenti russi. La proposta di de Mistura, sostenuta da Mosca, per il ritiro dei miliziani di al-Nusra in cambio della fine dei raid è stata respinta: i jihadisti, affiliati di al-Qaida, e riuniti nel nuovo Fronte Fatah al-Sham hanno dichiarato di essere determinati a spezzare l’assedio. La Francia vorrebbe mettere ai voti una risoluzione per una “no fly zone” mentre il segretario di Stato Usa John Kerry ha accusato la Russia e Assad di avere bombardato gli ospedali della Siria per “terrorizzare” i civili e ha richiesto un’indagine per “crimini di guerra”.

La realtà di Aleppo è amara, feroce e complessa. Qui non ci sono angeli ma solo demoni. Kerry accusa Mosca ma anche gli americani dovrebbero fare un “mea culpa” che non verrà mai. Un dettagliato rapporto di Jack Murphy, ex Berretto Verde delle forze speciali, racconta come la Cia in contrasto con la stessa Casa Bianca abbia consentito all’Isis e ad Al Qaida di unirsi al Free Syrian Army, i cosiddetti “ribelli moderati”. Questi sono diventati una sorta di copertura che ha garantito ai qaidisti l’accesso agli armamenti Usa e dei sauditi. E come spesso accade in Medio Oriente i demoni sfuggono al controllo di chi li evoca e pensa di usarli.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Draghi e gli inutili alchimisti

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Continua ad essere proposta l’idea che la banca centrale possa annullare i titoli di debito pubblico che ha in portafoglio. Lasciando perdere il problema contabile non di poco conto per cui la Banca Centrale ha un suo bilancio e dunque se depenna una posta sul lato sinistro dello Stato Patrimoniale bisogna trovare il modo di bilanciare la cosa sul lato delle Passività. Ma tant’è, questa è roba per ragionieri e facciamo finta di nulla. Ciò che mi preme dire è solo una cosa: la banca centrale è solo un organismo tecnico che ha la funzione di emettere pezzi di carta dall’alto valore simbolico onde evitare che le gente torni al baratto. Dunque l’unica funzione reale che hanno i titoli di stato presenti nel suo bilancio è quella di venderli qualora i biglietti di carta precedentemente emessi siano troppi o passino di mano in mano troppo velocemente causando un aumento dei prezzi. Annullare questi titoli dal punto di vista di una banca centrale significa solo rendere impossibile l’operazione precedentemente scritta che tecnicamente si chiama “pronti contro termine”. Se non può fare questa operazione semplicemente – in caso di aumento dei prezzi fuori norma – la banca centrale aumenterà in maniera più forte i tassi d’interesse. Il risultato finale è che quel beneficio contabile che lo stato ha avuto precedentemente dall’abolizione dei titoli di stato in mano alla banca centrale svanirebbe a causa dei tassi di interesse più alti che lo stato sarebbe costretto a pagare da quel momento in poi. Risolvere i problemi reali con alchimie finanziarie – o peggio con alchimie contabili – è un illusione sia che si tratti dell’azienda di un piccolo artigiano, di una banca commerciale o addirittura di uno stato.