Draghi e gli inutili alchimisti

di Giuseppe Masala

draghi

 

Continua ad essere proposta l’idea che la banca centrale possa annullare i titoli di debito pubblico che ha in portafoglio. Lasciando perdere il problema contabile non di poco conto per cui la Banca Centrale ha un suo bilancio e dunque se depenna una posta sul lato sinistro dello Stato Patrimoniale bisogna trovare il modo di bilanciare la cosa sul lato delle Passività. Ma tant’è, questa è roba per ragionieri e facciamo finta di nulla. Ciò che mi preme dire è solo una cosa: la banca centrale è solo un organismo tecnico che ha la funzione di emettere pezzi di carta dall’alto valore simbolico onde evitare che le gente torni al baratto. Dunque l’unica funzione reale che hanno i titoli di stato presenti nel suo bilancio è quella di venderli qualora i biglietti di carta precedentemente emessi siano troppi o passino di mano in mano troppo velocemente causando un aumento dei prezzi. Annullare questi titoli dal punto di vista di una banca centrale significa solo rendere impossibile l’operazione precedentemente scritta che tecnicamente si chiama “pronti contro termine”. Se non può fare questa operazione semplicemente – in caso di aumento dei prezzi fuori norma – la banca centrale aumenterà in maniera più forte i tassi d’interesse. Il risultato finale è che quel beneficio contabile che lo stato ha avuto precedentemente dall’abolizione dei titoli di stato in mano alla banca centrale svanirebbe a causa dei tassi di interesse più alti che lo stato sarebbe costretto a pagare da quel momento in poi. Risolvere i problemi reali con alchimie finanziarie – o peggio con alchimie contabili – è un illusione sia che si tratti dell’azienda di un piccolo artigiano, di una banca commerciale o addirittura di uno stato.

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