Elezioni USA: la posta in gioco

di Giuseppe Masala

elezioni

 

Bisogna capire che lo scontro in atto in USA in questo momento è un vero e proprio tornante della storia al pari dei tragici eventi del Settembre 2001. Questo al di là dell’antipatia personale o la simpatia per uno dei due concorrenti principali ed è ancora più chiaro se non ci si lascia intossicare dalla terrificante campagna elettorale in corso: una enorme macchina del fango tesa a screditare l’avversario con ogni mezzo e con ogni sorta di notizia manipolata.

In realtà stiamo assistendo ad uno scontro tra due fazioni dell’élite americana che hanno trovato nei due contendenti i loro front-man elettorali.

La posta in gioco è cosa deve essere l’Impero americano nei prossimi decenni e come uscire o almeno stabilizzare la sua evidente crisi. Le visioni in lotta sono le seguenti:

1) I neoconservatives che hanno in Hillary la loro bandiera, vogliono continuare nell’esperienza della “guerra al terrorismo” ovvero nella guerra imperialista tendente a far guadagnare agli USA l’uscita dalla crisi allargando a tutto il mondo la loro sfera d’influenza anche con l’utilizzo delle armi oltre che con le rivoluzioni colorate. Dunque il programma è semplice ed è ormai ben oleato sulla falsariga del Project for the New American Century: allargare la sfera d’influenza economica con i due trattati transoceanici di libero commercio; il TTIP con l’UE e il TPP con il Giappone e tutti i paesi bagnati dall’Oceano Pacifico (escluse la Cina e la Russia). Usare lo strumento militare contro tutto il blocco antagonista che si sta creando attorno all’alleanza de facto tra Russia e Cina. Insomma imbastire una nuova guerra fredda nella speranza che i contendenti geopolitici crollino come avvenne con l’URSS. Ovviamente questa strategia di fondo non vede disdegnare l’utilizzo diretto della forza qualora fosse necessario.

2) Alla visione neoconservativa che ha dominato dai tempi di Bush Junior si contrappone un’altra fazione al momento più magmatica e non venuta alla luce in tutti i suoi uomini e strategie. Questa è la visione isolazionista e trattativista con il blocco antagonista nascente (Russia e Cina). Tra i punti finora conosciuti del progetto – di cui Trump è solo il front-man elettorale – vi è la rottura dei trattati TTIP e il TPP e la rinegoziazione in senso isolazionista anche del NATFA e dei trattati WTO. E’ previsto anche un minor interesse militare per l’Europa e per l’Asia qualora gli alleati non accettino di pagare la protezione. Un altro punto fondamentale è la trattativa con la Russia incentrata sul principio delle sfere d’influenza. Per quanto riguarda la Cina non è chiaro se ci saranno aperture per una trattativa sulla falsariga di quelle previste per la Russia ma non è da escludere che la trattativa con la Russia sia in realtà il grimaldello con il quale spezzare l’asse russo-cinese. Tra le teste pensanti che appoggiano questa visione vi è Luttwak (che alcuni anni fa scrisse un testo importantissimo nel quale si teorizzava un impero americano come nuovo Impero Romano d’Oriente, e quindi come Primus Inter Pares anziché come Dominus mondiale), Woolsey ex direttore CIA e Pieczenik, Dottor Stranamore al Ministero dell’Interno ai tempi del caso Moro e braccio destro di Kissinger. Da notare che Kissinger non si è esposto sull’elezione ma più di una volta ha ammonito che è l’ora di trattare con la Russia.

Per sommi capi questa è la vera posta in gioco in queste elezioni presidenziali USA. La fanghiglia schifosa che sta traboccando dai mass-media è solo roba per abbindolare gli allocchi.

Annunci