Il razzismo, l’autorazzismo e il transfert dei sardi

di Giuseppe Masala

 

Davvero raramente mi occupo di Sardegna ma oggi vi voglio raccontare una piccola storia emblematica.

Alcuni comuni del Goceano (regione storica della Sardegna a cavallo tra Logudoro e Barbagia) hanno fatto richiesta di trasferimento alla provincia di Nuoro da quella di Sassari. In apparenza si tratta di  una piccola storia priva di alcuna rilevanza reale dove – al solito – la popolazione si divide in favorevoli e contrari.

Oggi però sfogliando la Nuova Sardegna (pagina 15 dell’edizione del 30 Marzo 2017), mi sono imbattuto in una lettera rivelatrice.

Lo scrivente, fervente sostenitore della tesi secondo la quale il Goceano deve rimanere nella provincia di Sassari, cade in un paio di infortuni dialettici davvero importanti.

  1. Dichiara che le popolazioni del Goceano non sono figlie, come i nuoresi, di quella cultura nata <<dalla frequenza alle “carceri e al tribunale per le cause penali e civili”>>;
  2. Sostiene che <<Non mi pare che […] i romanzi di Grazia Deledda siano alimento culturale delle comunità del Goceano>>

Parto dal secondo punto. Grazia Deledda è un’intellettuale di portata universale e di respiro internazionale. Per quanto mi riguarda (e con buona pace di molta critica letteraria cialtrona che la paragona ai grandi russi) è figlia legittima di quell’Honoré de Balzac autore de La Comédie humaine. Con la sua poetica, per certi versi, ne è l’erede: le sue opere ambientate in Barbagia ci raccontano l’umanità tutta in tutte le sue sfaccettature.  Appare davvero incomprensibile (o anche troppo comprensibile) un’uscita nella quale si rivendica di non “cibarsi” della poetica dell’autrice nuorese. Sardi che si vergognano di Grazia Deledda perché barbaricina?

Per quanto riguarda il primo punto siamo di fronte ad un elemento davvero preoccupante. Il vecchio “folklore nero” (cito Sciascia) autorazzista che vede il barbaricino bandito e delinquente di cui gli altri sardi devono vergognarsi è ancora operante. Credo che non ci sia molto da aggiungere se non esprimere profondo dispiacere per il perdurare di un fenomeno che tanto male ha fatto ai sardi nel corso dei secoli.

Il razzismo e l’autorazzismo sono ancora tra noi.

 

 

 

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