Macron, il vero neonazismo è rosé

di Giuseppe Masala

Da marxista potenziale elettore della “fascista” Le Pen mi sento come un disperato zelota nella fortezza di Masada.

È un discorso davvero difficilissimo, quello che mi appresto a fare, ma ho sempre creduto nella nettezza delle idee e ho sempre detestato l’ambiguità del vigliacco.

Io se fossi francese voterei Marine Le Pen. La voterei da marxista senza se e senza ma. Spero che abbiate la bontà di seguirmi in queste poche righe certamente non esaustive e non esplicative di quel che è davvero un travaglio interiore.

Ieri Papa Francesco ha fatto un’esternazione criptica e allo stesso tempo emblematica sulle elezioni francesi: «So che una candidata è di destra e conservatrice. L’altro non so chi sia né da dove viene». Ora, ovviamente Jorge Bergoglio sa fin troppo bene da quale milieu culturale provenga Macron; probabilmente nella sua logica (è pur sempre il Papa!) ritiene che provenga direttamente dall’Inferno.

Emmanuel Macron è figlio diretto del post modernismo, del quale ha profondamente introiettato i valori che fanno parte pienamente della sua traiettoria di vita, sia quella ufficiale sia quella “segreta”. Nulla da dire – ci mancherebbe – sulle sue scelte personali, ma molto da dire sulle sue scelte valoriali e sull’impostazione culturale di cui è figlio.

L’ho detto in tutte le salse anche su questi schermi, il costruttivismo – o meglio l’impostura costruttivista – è l’avversario più subdolo di Karl Marx, quello che più potentemente ha annullato le categorie di Marx – cioè oppressi e oppressori, sfruttati e sfruttatori – per sostituirle, appunto, con un lavoro di decostruzione – con le categorie post moderne maschi/femmine (nell’accezione culturale della dicotomia), etero/gay, bianchi/neri e chi più ne ha ne metta. Il giochino può continuare all’infinito mettendo il velo di Maya alle categorie marxiane che mostrano il volto mostruoso del capitalismo.

Macron ha come padre spirituale l’economista Jaques Attali, ben più di un economista: è un filosofo, un sociologo, un illuminato (o un ottenebrato, a seconda dell’ottica con la quale lo si vuole guardare), un visionario che guarda lontano e che allo stesso tempo disegna il futuro. Ma quale futuro disegna Attali? Lascio a lui la parola così come l’ha pronunciata in un intervista a la Repubblica del 19 Agosto 2014:

«La riproduzione diventerà compito delle macchine, mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori-clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi. Un bambino potrà essere portato in grembo da una generazione precedente della stessa famiglia o da un donatore qualsiasi, e i figli di due coppie lesbiche nati da uno stesso donatore potranno sposarsi, dando vita a una famiglia con sole nonne e senza nonni. Molto più in là, i bambini potranno essere concepiti, portati in grembo e fatti nascere da matrici esterne, animali o artificiali, con grande vantaggio per tutti: degli uomini poiché potranno riprodursi senza affidare la nascita dei propri discendenti a rappresentanti dell’altro sesso; delle donne poiché si sbarazzeranno dei gravi del parto».

Un mondo ai miei occhi distopico, il trionfo di Hitler sebbene in divisa da SS color rosa.

Il discorso sarebbe lunghissimo e certamente non adatto a questi schermi. Pongo l’accento solo su quel “genitori-clienti” che sottintende la nascita (già è nato per la verità) di un mercato della vita, ovviamente per ricchi.

Sottolineo anche l’accento sull’eugenetica degli uomini sani che attingono organi (evidentemente espiantati da uomini “inferiori” da usare come miniera). Sospetto anche che le donne che mettono al mondo gli uomini “giacimento di organi” saranno povere e che i beneficiari dei trattamenti saranno i figli di chi se lo può permettere.

Questo è il trionfo del dottor Mengele. Evito di aprire il discorso sugli archetipi psicologici dell’uomo occidentale ricco…sono gli stessi dei nazisti: vogliamo scommettere che i figli “ordinati e fatturati” saranno di pura razza ariana? O c’è qualcuno che vuole credere che molti “ordineranno” un figlio con un genoma africano?

Un discorso raggelante quello di Attali. Basta dire che tratteggia un nuovo capitalismo dove i ricchi saranno non solo ricchi ma anche quella razza superiore teorizzata da Hitler e Mengele.

Voi direte che questa è solo la visione di un pazzo? No mi spiace, Attali non è un pazzo ed è inserito in una corrente culturale fondamentale: il post moderno.

Post modernismo dal quale traggono origine tante visioni; dal Manifesto Cyborg di Donna J. Haraway (peraltro fatto studiare in quell’ignobile postribolo capitalista noto come Università di Harvard), le ideologie sul gender, il suprematismo femminista (quello che io non troppo amichevolmente chiamo nazi-femminismo) e tante altre cose, diverse ma tutte unite dal filo conduttore d voleri usare il corpo umano, la Vita come occasione di business – ultima frontiera – per il capitalismo in crisi e  forse morente.

Per tutto questo io non voterei mai, mai, mai e poi mai Macron che è figlio diretto (consapevole o inconsapevole non mi frega nulla) di questa visione distopica nella quale si sta trascinando il mondo.

Il voto alla Le Pen può essere utile? Temo di no. Forse lei è cosciente dell’importanza della partita che si sta giocando in Francia (sicuramente ne è cosciente Jorge Mario Bergoglio).  Una partita dove le questioni legate all’Euro, ai parametri di Maastricht e alla regolamentazione dell’immigrazioni sono cose minimali.

Sicuramente l’importanza della partita non è compresa dagli elettori della Le Pen che sono all’oscuro anche perché perfino i candidati non parlano di determinati temi per non spaventare.

Poco importa, i nuovi nazisti, i discepoli di Hitler e Mengele, mascherati da “buoni” vanno fermati a tutti i costi.

Quale sarebbe in tutto questo il compito dei marxisti veri? Quello di aprire il dibattito sugli sviluppi del nuovo capitalismo nascente contrapponendo le vecchie (ma attualissime) categorie marxiane all’impostura post-moderna e costruttivista.

Ovviamente nessuno lo farà né sotto l’aspetto economico né tantomeno su quello filosofico. Per questo mi sento come uno zelota nella fortezza di Masada sotto assedio romano.

Ora fucilatemi pure. Comunque delle vostre accuse di “rossobrunismo” je me’n fous. E vi contrappongo l’accusa di nazismo in divisa rosa. Nazisti siete e nazisti rimarrete.

 

Pezzo pubblicato originariamente su Megachip

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