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Cuore, batti la battaglia!

Mese: giugno, 2017

Colpo di Stato a Ryad

di Alberto Negri

Un interessante articolo di Alberto Negri che spiega chiaramente come dietro la designazione del nuovo Principe Ereditario saudita vi è lo scontro tra Arabia Saudita e Iran per l’egemonia nel Golfo Persico ed in generale nel mondo arabo.

 

Descritto come dinamico ma impulsivo, il nuovo erede al trono saudita punta a ribaltare i rapporti di forza con l’Iran. Gli iraniani, che hanno accusato Riad per gli attentati rivendicati dall’Isis, hanno affermato che la successione è una sorta di «golpe mascherato». Il giovane principe ritiene, come ha dichiarato in un’intervista a Al Arabiya, che «la guerra debba essere portata in Iran prima che arrivi in Arabia Saudita». Non ci sono dubbi sull’ostilità tra i duellanti del Golfo.
In questo conflitto gli Stati Uniti non sono certo arbitri imparziali ma attori principali, che si devono confrontare con gli sproporzionati obiettivi di un alleato americano dal 1945 ma anche con la Russia di Putin. Hanno in pugno pace e guerra.
L’incontro di Mohammed bin Salman il 14 marzo a Washington con Donald Trump è stato fondamentale per definire i nuovi bersagli dopo la cocente delusione subita da Riad durante il mandato di Obama che aveva voluto l’accordo sul nucleare con l’Iran: isolamento del Qatar, amico di Teheran e dei Fratelli Musulmani, e apertura del fronte siriano contro la repubblica islamica, definita dai sauditi un pericolo «uguale» a quello dell’Isis.
Una tesi scellerata e contro ogni evidenza abbracciata da Trump e favorita da Israele, che vede nel regime sciita degli ayatollah un nemico «esistenziale». Se prevalesse la linea saudita ci sarebbe un salto di qualità rispetto al passato. Gli Stati Uniti, da quando nel 1979 ci fu la rottura con Teheran, non hanno mai rinunciato a destabilizzare l’Iran ma nel quadro di una politica del «doppio contenimento» sia del fronte sciita che di quello sunnita, con l’obiettivo che nessuna delle due parti dovesse prevalere sull’altra. Il dibattito su cosa fare con l’Iran adesso si è aperto all’interno della stessa amministrazione americana perché non può sfuggire che la presenza della Russia in Siria ha mutato la situazione a favore di Assad e dell’Iran, alleati cui Mosca per ora non intende rinunciare senza contropartite strategiche.
Il capo del Pentagono James Mattis, pure noto per le sue posizioni ostili a Teheran, frena su un conflitto con l’Iran, pericoloso proprio per la presenza militare americana in Siria e Iraq, che invece è visto con favore da altri esponenti del consiglio di Sicurezza Nazionale: il piano minimo è bloccare il corridoio iraniano di rifornimento che passa dall’Iraq al Sud della Siria e finisce ai terminali Hezbollah in Libano.
Il conflitto con l’Iran è un capitolo esplosivo di una sorta di guerra mondiale a pezzi cominciata nel momento in cui si pensò che nel 2011 Assad potesse essere abbattuto usando i jihadisti da parte di un fronte sunnita formato da Turchia e monarchie del Golfo con il via libera degli Usa. I sauditi con il Qatar hanno appoggiato in Siria le milizie affiliate ad Al Qaida ma gli stessi turchi oggi non vogliono un’altra guerra con l’Iran alle porte di casa.
Con la sua ideologia religiosa retrograda e l’oscurantismo wahabita, Riad ha alimentato l’estremismo sunnita: una politica avventurista che in Occidente e negli Usa viene tollerata perché i sauditi pagano tutti. Non è un caso che i servizi tedeschi del Bnd abbiamo definito la nuova leadership saudita «un vero pericolo».
In questo contesto ci sono precedenti storici e dati attuali, come le basi Usa nel Golfo e la coalizione curdo-araba a Raqqa appoggiata dagli americani, che Mohammed bin Salman vorrebbe sfruttare a suo favore con una scommessa ad alto rischio: battere Teheran e vincere la guerra in Siria e in Yemen in cui lui stesso, con rara imperizia, si è impantanato, con l’intervento decisivo degli Stati Uniti: in un mese gli americani hanno bombardato quattro volte i soldati siriani e abbattuto un caccia di Damasco, azioni precedute dal lancio spettacolare ma senza conseguenze di 59 Cruise su una base aerea siriana.
Arabia Saudita e Iran si contendono la supremazia nella regione da decenni in uno scontro indiretto ma esploso in guerre per procura da parte saudita, a partire dal 1980 quando Saddam attaccò la repubblica islamica sfruttando finanziamenti per 50-60 miliardi di dollari delle monarchie del Golfo. E oggi in Iraq e in Siria la guerra continua, così come in Yemen, dove Teheran sostiene i ribelli sciiti Houthi.
La realtà è che i sauditi sono alle corde e il conflitto con gli sciiti si è trasferito dentro lo stesso fronte sunnita. L’autorità di questa monarchia assoluta deriva dal Corano e dalla custodia della Mecca ma appare sempre meno solida: un’eventuale guerra all’Iran non la salverà più di quanto non possano fare delle vere riforme, posto che questo sia un regime riformabile.

Articolo pubblicato sul Sole24Ore

 

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Banca Intesa e il salvataggio delle banche venete

 

E dunque la proposta di Banca Intesa – “di quelle che non si possono rifiutare”, direbbe Don Vito Corleone – per salvare Popolare di Vicenza e Veneto Banca è arrivata, ufficialmente oggi, sul tavolo del governo.

Proveranno a spiegarci che si tratta di un salvataggio sulla falsariga di quello fatto in Spagna da Santander nei confronti del moribondo Banco Popular.

Falso, le cose sono diverse.

Santander si è sì impegnato a salvare Popular pagando un euro ma si è presa tutta la banca, comprensi gli asset tossici ed è costretta a lanciare un aumento di capitale da 7 miliardi, mentre Banca Intesa è disposta a pagare un euro per prendersi solo la parte buona (rete commerciale, titoli di stato, crediti in bonis, ecc.) delle due venete e lasciando ad una bad bank l’onere di prendersi gli asset tossici (crediti inesigibili, partecipazioni azionarie di dubbio o nullo valore, ecc.). Bad Bank che verrà finanziata – inutile dirlo – con miliardi pubblici e con i soldi degli obbligazionisti subordinati che non rivedranno nulla dei loro risparmi.

Una proposta che sa tanto di cappio al collo e che fa leva sulla paura dei politici di dover dichiarare in maniera conclamata la bancarotta incenerendo anche i risparmi in conto corrente sopra i 100 mila euro e le obbligazioni ordinarie (oltre alle subordinate). Quindi molto meglio – per i politici non certo per lo Stato – provare questa strada. Poi per anni ci diranno che viviamo sopra le nostre possibilità, mentre in realtà stiamo pagando i disastri di Lorsignori.

 

Non basta, nella proposta capestro di Banca Intesa c’è una pretesa che non ha riscontro a mia memoria: la richiesta di “un quadro normativo” che garantisca la banca lombarda da qualsiasi pendenza legale, presente, futura, certa o ipotetica. Una proposta oltraggiosa per la democrazia, per il Parlamento e per un Governo degno di questo nome. Chiedere ufficialmente delle leggi à la carte al Parlamento è una cosa che non è minimamente compatibile con una democrazia manco solamente formale. A questo siamo arrivati.

 

Pubblicato originariamente su Megachip

I migranti e il vento di destra

 

Dite quello che volete, ma il panorama politico sta cambiando totalmente. Basta leggere gli ultimi sondaggi. Il vecchio centro-destra è al 35% circa, il PD al 26% (e se si alleasse con chi gli sta a sinistra probabilmente arriverebbe al 29%) e il M5S sta al 30%.

E’ vero come è vero che nel centro-destra la situazione non è facile: da una parte ci sono i nuovi barbari, i fasciopopulisti della Lega e dei Fratelli d’Italia con un 20% circa, e dall’altra parte tutto il notabilato predatorio in doppio petto di Forza Italia e dei rimasugli centristi con un 15%.

La cosa non è di poco conto sotto un duplice aspetto: il primo è che il centrodestra è nuovamente la prima area politica italiana e il secondo è che Berlusconi non ne è più l’azionista di maggioranza e dunque non riesce più a porsi come il suo dominus incontrastato.

A cosa può essere dovuto tutto questo stravolgimento? Io non ho dubbi: il problema è la gestione folle del fenomeno migratorio. Badate, non mi riferisco alla questione della legge sullo Ius Soli ma penso proprio all’insieme della gestione del fenomeno. Questa legge si somma ad anni di sbarchi di persone raccolte a due passi dalle coste libiche e portate in Italia, alle spese insostenibili per l’accoglienza (ben 4 miliardi solo nell’ultimo anno), alle decine di migliaia di queste persone buttate sui marciapiedi (ma è questo il modello di integrazione della sinistra?), alle ruberie assortite (pensiamo alla celeberrima telefonata del Buzzi o agli arresti dei responsabili del campo di accoglienza in Calabria).

Non parliamo poi della realtà del terrorismo islamista, che è un fenomeno che esiste e che attesta che l’integrazione in Regno Unito, in Francia e in Belgio ha fatto molto difetto; anche qui la sinistra non fa altro che appellarsi alla retorica dei buoni sentimenti, però non spiega come deve realizzarsi questa integrazione per evitare situazioni simili a quelle che vivono in altri paesi europei, con quartieri ghetto e predicatori salafiti inspiegabilmente a piede libero.

E poi attenzione, non guadiamo alla comunicazione: dicono che “non c’è alcuna invasione dall’Africa”. Certo, dati alla mano, hanno ragione. Ma se anche l’invasione non c’è, la gente ha comunque la percezione dell’invasione. E questo andrebbe per lo meno spiegato.

Insomma, se guardiamo l’insieme delle risposte che la sinistra dà al problema  c’è da rimanere esterrefatti. Dunque la paura fa guardare molti a destra. E infatti la destra avanza, avanza e avanza. E se i notabili predatori in doppio petto berlusconiani non se la sentissero di schierarsi con i puzzoni fasciopopulisti, preferendo allearsi con i loro colleghi in doppio petto del PD… beh, faccio notare che il brigantino pentastellato ha virato su posizioni anti immigrazione.

Facciamo un po’ di conto? Puzzoni fasciopopulisti al 20% e M5S al 30%….basta saper contare per capire dove si va. Giusto o sbagliato, è così.

Originariamente pubblicato su Megachip

Gli strani parallelismi tra il 2007 e il 2017

 

Nel 2007 ci furono le prime devastanti ripercussioni finanziarie dell’esplosione della bolla immobiliare (in realtà il crollo del prezzo degli immobili in Usa iniziò nel 2005).

Chiusero i primi hedge found (i più importanti furono due della banca d’affari Bear Stern) e altri generi di fondi (i più importanti furono 3 di BNP Paribas).
Tutto dipese dai titoli che cartolarizzavano mutui immobiliari garantiti da ipoteca.

Da lì fu una reazione a catena che ormai è storia.

Da notare che questi primi crack furono dei veri e propri fulmini a ciel sereno di cui molti sottovalutarono l’importanza tanto è vero che la BCE portò i tassi al 4% evidentemente aspettandosi di raffreddare una fase espansiva che non esisteva se non nei loro modelli econometrici che funzionano evidentemente come i fondi di caffè di una fattucchiera.

Ora, a distanza di 10 anni, sembra che qualcosa non torni.

O meglio, sappiamo bene che alcune nazioni sono sull’orlo del baratro sia per quanto riguarda il debito pubblico sia per quanto riguarda le banche (leggi Italia) ma questa situazione sembra uno sgradevole strascico della vecchia crisi ormai passata.

Ma c’è dell’altro: la settimana scorsa come un fulmine a ciel sereno è fallita Banco Popular una banca apparentemente solida con un CET 1 al 10%. Oltretutto la Spagna cresce al 3%.
Cosa è successo a Popular (fateci caso) nessuno lo ha detto. Sappiamo solo che dalla sera alla mattina è passata da un CET 1 al10% ad esser pagata 1 euro da Santander nel ruolo di cavaliere bianco.
Ovviamente dopo l’azzeramento degli azionisti e dei detentori di bond jr. Strano…

Non basta, le autorità spagnole vietano lo Short selling su Lendbank, un altra grossa banca evidentemente in difficoltà. Dunque il caso Popular non è isolato.
Nel frattempo la FED alza i tassi come la BCE nel 2007.

Anche qui strane similitudini.

Ma cosa potrebbe essere il sottostante che rischia di esplodere e si riprecipitarci in una nuova grande crisi? Nel 2007 fu il mercato immobiliare americano a dar la stura alla crisi. Noto però che molti economisti lanciano l’allarme sulla sovravalutazione dei titoli tecnologici. Potrebbe essere un indizio.
Poi c’è il problema dell’allargamento del differenziale tra tassi USA e tassi europei che presto o tardi creerà problemi in Europa.
Infine faccio notare che il prezzo del petrolio scende nonostante l’accordo tra Russia e Arabia Saudita.

Per tenere i prezzi alti e nonostante la crisi nel volo persico tra Qatar e paesi del Golfo che dovrebbe aiutare a tenere i prezzi alti. Il prezzo del petrolio che scende è indice di attività economica in rallentamento, inutile dirlo.

Insomma, noto che ci sono tutti gli ingredienti per l’esplosione di una nuova grande crisi.

O forse è già esplosa (come indicherebbe la crisi bancaria spagnola, improvvisa come un infarto).

PS. Ovviamente non mi riferisco all’Italia. Noi abbiamo comunque problemi, anche se non ci fosse una ulteriore crisi internazionale.

Commento inizialmente pubblicato su Contropiano