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Tag: Crisi bancaria

Banca Intesa e il salvataggio delle banche venete

 

E dunque la proposta di Banca Intesa – “di quelle che non si possono rifiutare”, direbbe Don Vito Corleone – per salvare Popolare di Vicenza e Veneto Banca è arrivata, ufficialmente oggi, sul tavolo del governo.

Proveranno a spiegarci che si tratta di un salvataggio sulla falsariga di quello fatto in Spagna da Santander nei confronti del moribondo Banco Popular.

Falso, le cose sono diverse.

Santander si è sì impegnato a salvare Popular pagando un euro ma si è presa tutta la banca, comprensi gli asset tossici ed è costretta a lanciare un aumento di capitale da 7 miliardi, mentre Banca Intesa è disposta a pagare un euro per prendersi solo la parte buona (rete commerciale, titoli di stato, crediti in bonis, ecc.) delle due venete e lasciando ad una bad bank l’onere di prendersi gli asset tossici (crediti inesigibili, partecipazioni azionarie di dubbio o nullo valore, ecc.). Bad Bank che verrà finanziata – inutile dirlo – con miliardi pubblici e con i soldi degli obbligazionisti subordinati che non rivedranno nulla dei loro risparmi.

Una proposta che sa tanto di cappio al collo e che fa leva sulla paura dei politici di dover dichiarare in maniera conclamata la bancarotta incenerendo anche i risparmi in conto corrente sopra i 100 mila euro e le obbligazioni ordinarie (oltre alle subordinate). Quindi molto meglio – per i politici non certo per lo Stato – provare questa strada. Poi per anni ci diranno che viviamo sopra le nostre possibilità, mentre in realtà stiamo pagando i disastri di Lorsignori.

 

Non basta, nella proposta capestro di Banca Intesa c’è una pretesa che non ha riscontro a mia memoria: la richiesta di “un quadro normativo” che garantisca la banca lombarda da qualsiasi pendenza legale, presente, futura, certa o ipotetica. Una proposta oltraggiosa per la democrazia, per il Parlamento e per un Governo degno di questo nome. Chiedere ufficialmente delle leggi à la carte al Parlamento è una cosa che non è minimamente compatibile con una democrazia manco solamente formale. A questo siamo arrivati.

 

Pubblicato originariamente su Megachip

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Darth Vader sbarca a Siena?

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E quindi il Monte dei Paschi lancerà già lunedì il suo aumento di capitale. Ad un solo giorno lavorativo di distanza dall’autorizzazione della Consob per la conversione dei bond subordinati dei piccoli risparmiatori in azioni. Cosa può significare questa strana accelerazione?

Sostanzialmente le possibilità sono tre:

1) In appena 24h hanno contattato tutti i piccoli obbligazionisti e la risposta è stata entusiasmante quindi possono lanciare l’aumento di capitale a tamburo battente: (Probabilità 10%);


2) La situazione della liquidità della banca è drammatica. Il CdA ha completamente perso la testa e ha lanciato l’aumento di capitale già lunedì per evitare che finisca la liquidità (perché magari hanno finito la “carta elegibile” presso la BCE necessaria per ottenerla) e siano costretti a richiedere l’ELA (Emergency Liquidity Assistance). E’ chiaro che con un programma ELA aperto è impossibile varare un aumento di capitale. Sarebbe come ammettere che sei con un piede nella fossa. Intanto si apprende dal prospetto informativo dell’MPS che dall’inizio dell’anno hanno perso 20 miliardi di depositi con un’accelerazione in questa ultima fase dell’anno; ben 6 miliardi dal 30 Settembre al 13 Dicembre. Non oso immaginare in questa ultima settimana: (probabilità 89%);


3) Sbarco di Darth Vader a Piazza del Campo previsto per Lunedì mattina alle 10 a.m con immediato assalto a Piazza Salimbeni e per placare la sua ira lanciano l’aumento di capitale in anticipo:  (probabilità 1%).

Sapremo molto presto la verità.

Le responsabilità della catastrofe bancaria

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Deve essere chiaro che il collasso del sistema bancario italiano sotto il peso dei crediti inesigibili è da imputare alla scellerata politica economica posta in essere dal più discutibile degli economisti (Sapelli correttamente ma con una certa perfidia lo chiama “commentatore economico” del Corriere della Sera). Mi riferisco a quel Mario Monti attualmente appollaiato sul trespolo di senatore a vita contro la norma costituzionale (quali sarebbero gli alti meriti di questo signore?) e già sottosegretario di Cirino Pomicino e poi – alla caduta della DC – riposizionatosi come liberale tutto d’un pezzo e cerbero del rigore dei conti.
Ecco, questo signore assiso nel 2011 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha devastato la domanda interna – in ossequio ai dictat interessati del IV Reich di Bruxelles – senza calcolare che questa politica avrebbe caricato di crediti inesigibili le banche fino alla loro completa distruzione. Non basta, per ovviare a questo problema che avrebbe individuato (quasi) chiunque dotato di buonsenso non ha manco previsto un embrione di bad bank che andava fatta allora!

Ecco, tutto questo caos e figlio e frutto di quel governo di scellerati mascherati da dotti, sapienti ed accademici. A Renzi, e la cosa va detta, tutto la situazione gli è scoppiato tra i piedi come una mina; certo anche lui le sue colpe le ha visto che ha implementato ottuse politiche economiche vetero-keynesiane (<<80 euro!!!>>), ma sono nulla rispetto a quelle del governo degli Ottimati del Priore dei Bocconiani Scalzi.

Un ultima cosa: fossi al posto di Berlusconi, un gigante rispetto a questa gente (il che è tutto dire!) organizzerei una mega festa di Bunga Bunga alla faccia dei decerebrati dei vari popoli viola che quando avvenne quel colpo di stato (nell’accezione di quel capolavoro della scienza politica scritto da Curzio Malaparte) uscirono per strada a starnazzare non rendendosi conto che stava arrivando un governo peggiore del già miserrimo governo Berlusconi. Ora toccherà a tutti mangiare i frutti avvelenati del governo degli Ottimati. Spero almeno che quando tutto sarà finito si capisca che la Bocconi va ridimensionata o quantomeno che ci si renda conto che la più interessante personalità prodotta da quell’ambiente culturale è Sara Tommasi.

Il ritorno del Dio Spread

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Dopo tanto tempo riappare lo spettro del Dio Spread nonostante la criptonite del Quantitative Easing che dovrebbe tenerlo a bada; siamo oggi a 147 punti base di differenziale tra i decennali tedeschi e quelli italiani per un tasso, di quelli italiani, pari a 1,7% di interesse circa. Un tasso enorme considerato il fatto che la BCE sta spendendo 60 miliardi di euro al mese per acquistare titoli di stato degli stati europei.
Tutto questo rappresenta una evidente crisi di sfiducia dei mercati finanziari nei confronti della stabilità finanziaria di alcuni stati in particolare difficoltà e – lasciatemelo dire – simili tassi sotto quantitative easing della banca centrale rappresentano anche una sfiducia nei confronti di quest’ultima: i mercati ci dicono che secondo loro la BCE ha perso il controllo della politica monetaria. Non è più in grado di garantire la stabilità del sistema – secondo i mercati – e non è in grado di influenzare le variabili macro fondamentali con la sua offerta di moneta. Una valutazione enorme.

Questo aumento dei tassi sono devastanti per l’Italia sia per il servizio del debito pubblico ovviamente, ma sopratutto potrebbero rappresentare il colpo di grazia per un sistema bancario al collasso a causa delle sofferenze sui prestiti. Mi riferisco al fatto che il sistema bancario italiano ha complessivamente in portafoglio circa 400 miliardi di titoli di stato: ovviamente ogni aumento dei tassi rappresenta una perdita (potenziale) in conto capitale. Non esattamente il massimo per banche devastate da crediti in sofferenza e probabilmente in disperata ricerca di liquidità (anche per far fronte al sussurrato bank run dei correntisti delle banche in difficoltà) e che quindi potrebbero avere la necessità di liquidare titoli di stato sul mercato secondario. Non parliamo poi della proposta del consiglio dei saggi del ministero delle Finanze tedesco capeggiato da Herr Schauble che vorrebbe una vendita forzata dei titoli di stato delle banche dei paesi deboli che dovrebbero pesare il loro portfoglio in base al rischio. Una proposta ferale per le finanze dello stato italiano e per le sue banche che dovrebbero vendere a tassi crescenti (e le loro vendite aumenterebbero ancora di più i tassi nel gioco della domanda e dell’offerta) e dunque con perdite in conto capitale.
Gli ingredienti per la tempesta perfetta ci sono tutti. Con buona pace di Draghi che appare sempre più come un Enrico Toti che – disarmato – combatte in trincea a colpi di stampella.

E per Draghi una medaglia d’oro sembra davvero il minimo per quello che sta facendo per salvare l’Italia (l’ultima proposta davvero emblematica è quella di un Fondo di Garanzia Europeo sui depositi). Avrà sbagliato tanto in passato ma come presidente della BCE più di così non si sa cosa possa fare.

Italia: la crisi bancaria latente

bancaMentre tutto il mondo guarda alle drammatiche vicende greche in Italia si consuma – nel silenzio generale – un dramma economico altrettanto grave e che potrebbe avere ripercussioni sociali altrettanto drammatiche: la crisi del sistema bancario. Probabilmente fino ad ora questa crisi latente non è esplosa nella sua virulenza solo grazie al Quantitative Easing della BCE che concede alle banche notevole liquidità.

A leggere i rapporti dell’Associazione Bancaria Italiana però non vi è alcun dubbio: il sistema bancario italiano affonda in mare di crediti inesigibili.  A leggere gli ultimi dati resi pubblici – risalenti a maggio 2015 – i crediti inesigibili ammontano alla cifra stratosferica di 194 miliardi e 700 milioni di euro con una crescita rispetto allo stesso mese del 2014 di oltre 25 miliardi.

Come fa notare il sito di informazione finanziaria zerohedge se ai crediti in sofferenza venissero aggiunti anche i crediti incagliati, quelli con pagamenti in ritardo inferiori ai 90 giorni e quelli ristrutturati (cioè venduti a sconto a società specializzate nel recupero) è molto probabile che il famoso aggregato chiamato NPL (Non Performing Loans) dagli anglosassoni abbia superato la stratosferica cifra di 300 miliardi di euro.

E’ evidente che di fronte a simili cifre – pari a quasi un quinto di tutto il Prodotto Interno Lordo italiano – il governo si stia muovendo con urgenza (ma anche con molta discrezione) per costituire la famosa Bad Bank dove smaltire questa valanga di crediti in sofferenza. A tale proposito il Sole24Ore ci informa che Padoan si è recato a Bruxelles per trattare con i commissari europei sulla costituzione di questo veicolo. Sempre il Sole informa che esso sarà a totale carico pubblico e quindi i rischi di perdite ricadranno sull’Erario già stressato da un debito pubblico in ascesa esponenziale (siamo ormai a 2218 miliardi di euro).

Per il momento zeroconsensus non si esprime sulla possibile soluzione ipotizzata che rappresenterebbe la più grande socializzazione delle perdite della storia d’Italia. Meglio attendere gli eventi e limitarsi a sottolineare la gravità della situazione.

Come se non bastasse la “linea della palma” (per dirla con Leonardo Sciascia)  dei fallimenti e semifallimenti bancari continua a spostarsi sempre di più verso nord.

Le ultime situazioni problematiche sono quelle relative a:

1) Banca Marche le cui condizioni sono talmente disperate che manco il commissariamento della Banca d’Italia sembra aver dato buoni frutti e ormai, per evitare la liquidazione coatta, si parla apertamente di un intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

2) La Cassa di Risparmio di Bolzano (Sparkasse) ha subito nel 2014 perdite per 200 milioni di euro (su 470 milioni di capitale) a causa dei crediti inesigibili. Per ripianare la precaria condizione gli azionisti vedranno tagliato il valore delle proprie azioni e saranno chiamati ad un corposo aumento di capitale: un vero e proprio Bail-In all’italiana ma con accento altoatesino.

La verità è che se il mare greco segna burrasca quello italiano non è meno pericoloso anche se tutti fanno finta di nulla.

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Il pendolo della crisi sistemica

La Banca di Spagna ha reso pubblico il dato sulle sofferenze delle banche commerciali iberiche relative al mese di Giugno: il 9,42% deila somma complessiva dei prestiti concessi è in sofferenza, dunque i debitori non pagano la rata dovuta. In valore assoluto la somma è pari a 164,4 miliardi di euro. Una cifra evidentemente colossale, ma quello che ancora di più preoccupa è che continua ad aumentare infatti i prestiti in sofferenza – riferisce sempre la Banca di Spagna – nel mese di Maggio equivalevano all’8,95%.

Ma a cosa è dovuta la recrudescenza del fenomeno? Sicuramente l’aumento è dovuto sia allo scoppio della bolla immobiliare che nella nazione iberica aveva raggiunto livelli assolutamente insostenibili, altrettanto sicuramente ha influito il rallentamento della crescita mondiale che, per quanto riguarda la Spagna, senz’altro si sostanzia in minori esportazioni e magari anche minori flussi turistici dall’estero (tutto fa brodo in tempo di guerra!). Ma non pare azzardato dire che le politiche di austerità poste in essere dal Governo nazionale hanno sicuramente acuito il crollo della domanda aggregata, peggiorando la situazione delle famiglie (che magari non pagano il mutuo perchè hanno perso il reddito a causa del licenziamento di qualche componente familiare) e delle imprese (che non pagano i soldi presi  a prestito perchè si sono viste diminuire il giro d’affari magari di un 30%).

Dunque, credo sia molto difficile negare l’influenza delle politiche economiche di austerità nell’aumento delle sofferenze delle banche. Proprio  il caso spagnolo consente di vedere con chiarezza la triste situazione nella quale ci ritroviamo:

  1. Se il Governo implementa politiche di austerità di bilancio, in ossequio alla più rigida ortodossia neoclassica, si aggiusta si il bilancio statale ma si riduce la domanda aggregata e dunque il PIL ed in definitiva – sù sù per li rami – si aumentano le sofferenze delle banche, dunque con il pendolo del rischio sistemico che si sposta sul debito privato;
  2. Se invece il Governo implementa politiche espansive, in ossequio all’ortodossia keynesiana, si da un pò di respiro alle famiglie e alle imprese (che presumibilmente pagherebbero più facilmente i debiti) ma si sfascia il bilancio pubblico (relativo aumento dei tassi di interesse). Dunque in questo caso il pendolo del rischio sistemico si sposta verso il lato del debito pubblico.

La crisi spagnola chiarisce meglio di qualunque altra – almeno dal mio umile punto di vista – l’assoluta impossibilità per le due grandi teorie economiche mainstream di risolvere questo genere di crisi che Schumpeter definiva “autunno di Kondratiev” ovvero la fase discendente del grande ciclo individuato dall’economista sovietico. Che fare? Secondo Schumpeter in queste sfavorevoli circostanze l’unica cosa da fare è procedere a dare  credito selettivamente lasciando affondare le aziende non più in grado di produrre profitto (del resto nel sistema capitalistico le imprese servono a questo), e aspettare insomma che si raggiunga quel punto di minimo che esiste naturalmente anche nel grande ciclo di Kondratiev.

L’altra soluzione è ovviamente quella di uscire da un sistema pieno di contraddizioni come quello capitalista per passare a qualcosa di più evoluto come un sistema di natura socialista. Ma questa è tutta un altra storia…che l’Umanità comunque dovrà affrontare.

PS
In questa mia umile e brevissima – visto l’argomento traattato – disamina non ho voluto dire che il keynesismo e la sintesi neoclassica sono sbagliate in toto. Semplicemente, per  il sottoscritto, la visione keynesiana funziona solo in casi di crisi localizzate a una specifica area geografica. In tal caso, come dimostrato anche dalla crisi giapponese e da quella dei paesi scandinavi verificatesi alla fine del secolo scorso, tali politiche aiutano ad una più rapida risalita (anche grazie al volano delle esportazioni verso le aree non in crisi). Mentre le politiche neoclassiche sono tecnicamente giuste  comunque, basta che le persone prendano atto che il sistema economico capitalista è improntato al vecchio adagio latino “homo hominis lupu” e si regolino di consenguenza.

Pubblicato anche su: http://tribunodelpopolo.com/2012/08/18/il-pendolo-della-crisi-sistemica/