La Banca d’Italia e il triste caso MPS

di Giuseppe Masala

MPS

Senza dubbio la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia detenute per la maggior parte da istituti di credito è da considerare come un regalo per questi ultimi. Un regalo, senza dubbio criticabile sia dal punto di vista politico che dal punto di vista etico. Vi è però un caso particolare: il disastrato Monte dei Paschi di Siena. Senza dubbio i vertici di questa banca non hanno brindato all’importante successo lobbistico dei banchieri ottenuto in Parlamento. Infatti nel bilancio 2011 le quote di pertinenza sono state valutate 794.969.000 euro, nel bilancio del 2012 invece 432.048.000 euro. Sfortunatamente con il provvedimento parlamentare la valutazione corrisponde alla cifra di 187.500.000. In definitiva, nel prossimo bilancio dovranno procedere non ad una rivalutazione delle proprie quote ma ad una svalutazione. La minusvalenza per banca MPS sarà pari a 244.548.000 euro. Non esattamente bruscolini.

Su questo triste risvolto le domande da porsi sarebbero almeno due. Sinteticamente:

1) Come è possibile che gli organi preposti alla vigilanza abbiano permesso al MPS di iscrivere a bilancio con una valutazione nel 2011 quasi quattro volte (doppia nel 2012, all’incirca) a quella derivata dal generoso provvedimento approvato in Parlamento?

2) Quali sono le reali condizioni patrimoniali della Banca, considerato che anche un regalo porta all’iscrizione di minusvalenze a bilancio?

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