Draghi, il Quantitative Easing e Godot

di Giuseppe Masala

elicotteri

di Sergio Cesaratto

 

Una volta Pie­ran­gelo Gare­gnani mi disse: «Key­nes è stato un disa­stro per la teo­ria eco­no­mica per­ché ha intro­dotto il ter­mine aspet­ta­tiva», vale a dire l’idea che lo stu­dio delle attese dete­nute dai sog­getti circa il futuro sia un ele­mento por­tante dell’economia poli­tica. Com­pito della poli­tica eco­no­mica diven­te­rebbe, dun­que, quello di orien­tare le aspet­ta­tive nella dire­zione desiderata.

Molti eco­no­mi­sti ete­ro­dossi vedono addi­rit­tura nell’incertezza in cui si for­mano le attese il vul­nus del capi­ta­li­smo. Sia nella ver­sione orto­dossa che ete­ro­dossa, quella di basare l’analisi eco­no­mica sulle aspet­ta­tive è una teo­ria assai debole che tra­scura i fatti reali, che sono invece quelli che dob­biamo stu­diare anche per spie­gare la for­ma­zione delle aspet­ta­tive. La dise­gua­glianza e la con­se­guente debo­lezza della domanda aggre­gata sono dal punto di vista ete­ro­dosso, per esem­pio, il vul­nus reale del capi­ta­li­smo e fonte di incer­tezza nelle deci­sioni di investimento.

Da que­sto punto di vista il varo del Qe da parte della Bce ci è apparso come un grande eser­ci­zio media­tico, in cui la cen­tra­lità asse­gnata alle aspet­ta­tive ben si adatta al grande pro­sce­nio della comu­ni­ca­zione in cui non c’è solu­zione di con­ti­nuità fra fin­zione e realtà. Al riguardo, se la pro­fes­sio­na­lità di molti com­men­ta­tori eco­no­mici fai da te è assai dub­bia, non è però que­sto il caso di Carlo Basta­sin de Il Sole 24 Ore, il quale pur­tut­ta­via com­menta che, seb­bene il Qe non possa da solo «rilan­ciare con­sumi e inve­sti­menti la cui man­canza affligge l’economia euro­pea», esso «può atte­nuare la sfi­du­cia ormai radi­cata che è la prima causa del vuoto di domanda».

Atte­nuare la sfi­du­cia, ecco. Base su cui il mini­stro dell’Economia Padoan può inci­tare le fami­glie a spen­dere e le imprese a inve­stire. Sulla fidu­cia. Come dire: il Qe non ha grandi effetti, ma se voi comin­ciate a cre­dere che ne abbia, allora li avrà. Insomma, se il Qe fal­li­sce è pure un po’ colpa vostra.

La fiera delle aspet­ta­tive su cui si fonda il Qe è che se la gente cre­desse dav­vero che il Qe farà ripar­tire l’inflazione, allora anti­ci­perà gli acqui­sti, per esem­pio di case o di auto, così da far ripren­dere domanda, pro­du­zione, inve­sti­menti e livello dei prezzi. Ma faglielo capire alla fami­glia che ha perso il lavoro e al suo datore di lavoro che ha chiuso bot­tega! E anche i più for­tu­nati vor­ranno vedere il cam­mello della ripresa prima di spen­dere di più, non si accon­ten­te­ranno dell’aspettativa del cammello.

Già nel 2004 un ottimo eco­no­mi­sta della Bce, Ulrich Bind­seil, com­men­tando il primo Qe effet­tuato dalla Banca del Giap­pone nel 2001 affer­mava che al di là dell’infondata asso­cia­zione mone­ta­ri­sta di aumento della liqui­dità a mag­giore infla­zione, non si capi­sce come mag­giore liqui­dità alle ban­che possa tra­dursi in mag­giore spesa e uscita dalla defla­zione, per cui l’unico argo­mento a difesa del Qe è che «tanto male non fa». Un po’ poco per la tra­ge­dia che viviamo.

A soste­gno di effetti reali del Qe resta dun­que solo il deprez­za­mento dell’euro, che accen­tua il ruolo dell’Eurozona come desta­bi­liz­za­tore dell’economia mon­diale e comun­que insuf­fi­ciente a indurre una seria ripresa, e il pun­tello ai debiti sovrani. Quest’ultimo del tutto rela­tivo visto che il rischio rela­tivo all’80% dei titoli pub­blici acqui­stati da cia­scuna banca cen­trale nazio­nale (Bcn) sarà a carico dalla mede­sima banca, ovvero dallo Stato a cui appar­tiene. Il che crea un cir­colo vizioso per cui la Bcn pun­tella lo Stato il quale pun­tella la Bcn.

Natu­ral­mente Dra­ghi fa quel che può, ma ciò non ci esime dal rico­no­scere che senza la fine dell’austerità — che non è nell’orizzonte delle élite euro­pee — si sta curando il can­cro con l’aglio (o forse col Prozac).

In sin­tesi, il Qe avrà effetti mar­gi­nali, ma suf­fi­cienti per giu­sti­fi­care il Padoan di turno nel con­ti­nuare a pro­met­tere la ripresa per l’anno suc­ces­sivo. Per altri com­men­ta­tori il Qe apre spazi per la sini­stra e, lad­dove fal­lisse, dischiu­de­rebbe la strada al «Qe per il popolo», la distri­bu­zione di liqui­dità diret­ta­mente a cia­scun cit­ta­dino. Ma in tempi così grami e di fiera delle aspet­ta­tive come si fa a bia­si­mare chi fa un po’ sognare la gente? Attenti al risve­glio però.

Pubblicato su “il Manifesto” del 24-1-2015

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