USA-Cina: la guerra valutaria continua

di Giuseppe Masala

US dollar and Chinese renminbi

Moltissimi sono i commenti che vorrebbero spiegare la decisone di oggi della banca centrale cinese di svalutare lo yuan di circa il 2% rispetto al dollaro. Commenti, permettetemi, male informate. Almeno così la vede zeroconsensus.

La Cina, in un contesto di rallentamento dell’economia mondiale (compresa la propria). ha deciso senza dubbio di dare maggior respiro alle proprie esportazioni. Questa è la spiegazione “strumentale”; certamente vera. Però ve ne è un altra, più profonda e altrettanto vera.
La Cina da anni sta progettando/accompagnando lo yuan verso la piena e libera convertibilità sul mercato della moneta e conseguentemente la sua trasformazione in moneta di riserva mondiale, quantomeno al pari del dollaro.
Questa trasformazione non è facile e consta di vari passaggi:

1) Accumulo di enormi riserve d’oro.
2) Firma di contratti bilaterali (currency swaps) con altre banche centrali per l’utilizzo dello yuan (e della moneta della controparte) negli scambi commerciali bilaterali.
3) Vi è stato il tentativo di accrescere il proprio “peso azionario” all’interno del FMI, tentativo fino ad ora fallito a causa del veto USA.
4) In conseguenza al punto 3 la Cina ha allora costituito la New Developement Bank con i paesi “Brics” e la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture. Queste due istituzioni sono un’aperta sfida all’FMI e all’egemonia USA in questa istituzione.

In questo contesto, è proprio di questi giorni la notizia che vi è stato il diniego da parte del FMI ad introdurre lo yuan nel basket dei Diritti Speciali di Prelievo (Special Drawing Rights) del FMI. L’entrata tra le monete che compongono gli SDR sarebbe stata una bella legittimazione per lo yuan nella sua ambizione di diventare moneta globale. Gli USA che vogliono che il Dollaro sia l’unica moneta “indispensabile” hanno bloccato questa richiesta.
Ed ecco a stretto giro di posta è arrivata oggi, da parte cinese, la svalutazione dello yuan sul dollaro.

La guerra valutaria continua. Nel silenzio generale.

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